Oggi pomeriggio sono riuscito a trovare un'ora e mezza di tempo per vedere un film. Si intitola "Home" ed ha una particolarità: viene distribuito gratuitamente via internet, su Youtube, in alta definizione. Già questo è bastato a farmi saltare sulla sedia quando ne sono venuto a conoscenza. Le cose stanno cambiando in fretta, negli ultimi tempi. Non servono più società di distribuzione, una catena di cinema che lo proietti, dei canali televisivi che lo trasmettano: basta un po' di "banda" internet ed il film può essere fruito direttamente dal pubblico, a casa, su uno schermo in alta qualità.
Ma la cosa più interessante di "Home" sono, secondo me, i contenuti. "Home" è un lungo documentario sullo sviluppo della vita sul pianeta terra, e sui cambiamenti disastrosi prodotti dall'uomo negli ultimi decenni. Le immagini sono di una bellezza sconvolgente (anche se la compressione software le rende a volte un po' "plasticose": ogni tanto si ha la sensazione di star guardando un'animazione digitale...) e raccontano il drammatico cambiamento climatico che sta avvenendo sotto i nostri occhi, nell'indifferenza generale.
Ma la cosa più interessante di "Home" sono, secondo me, i contenuti. "Home" è un lungo documentario sullo sviluppo della vita sul pianeta terra, e sui cambiamenti disastrosi prodotti dall'uomo negli ultimi decenni. Le immagini sono di una bellezza sconvolgente (anche se la compressione software le rende a volte un po' "plasticose": ogni tanto si ha la sensazione di star guardando un'animazione digitale...) e raccontano il drammatico cambiamento climatico che sta avvenendo sotto i nostri occhi, nell'indifferenza generale.
Mi ha rimandato con la memoria ad un altro film, per certi versi molto simile, uscito a metà degli anni '80, il cui titolo era "Koyaanisqatsi - Life out of balance", impronunciabile parola in lingua Hopi, (una popolazione originaria dei deserti dell'Arizona) il cui significato veniva tradotto in diverse maniere:
ko.yaa.nis.qatsi (dall'originale in lingua Hopi)Il regista Godfrey Reggio tentò un'operazione che oggi può apparire commercialmente suicida: un documentario di sole immagini e commento musicale, lungo un'ora e mezza. E la musica era uno sconvolgente tappeto di tastiere di Philip Glass, passata alla storia. In novanta minuti e cinque "movimenti" le immagini raccontavano la creazione, l'avvento dell'uomo, la civiltà, l'accelerazione assurda della modernità e quindi la catastrofe, facendo un uso sapiente di riprese a tempo rallentato ed accelerato. Ricordo che lo vidi con un amico in un'arena estiva all'aperto, ed a tre quarti circa lui se ne andò adducendo le testuali parole "non ce la faccio a guardarlo, mi sto sentendo male", a cui io risposi qualcosa del tipo "scherzi? È fantastico!"
1. vita folle.
2. vita tumultuosa.
3. vita in disintegrazione.
4. vita squilibrata.
5. condizione che richiede un altro stile di vita.
Oggi "Home" è un prodotto più tradizionale, c'è un commento parlato (nell'originale di Glenn Close) ed il significato è più esplicito, grossomodo: stiamo seriamente danneggiando l'equilibrio della vita sul pianeta, fra un po' potremmo dover fronteggiare condizioni climatiche che non si sono mai verificate negli ultimi milioni di anni, ovvero da quando i predecessori della nostra specie hanno assunto la postura eretta. Possiamo, anzi, dobbiamo prendere coscienza di questo fatto e cambiare strada, prima che sa troppo tardi.
Nonostante tutto, però, non riesco ad essere ottimista. L'esperienza dell'isola di Pasqua (menzionata a metà del film), ridotta nel volgere di pochi secoli da un paradiso di foreste tropicali ad una distesa desolata e priva di risorse, l'incapacità umana nel comprendere e gestire il risultato finale delle proprie azioni, mi pare ormai troppo evidente. La frase che accompagna le immagini afferma: "il vero mistero dell'isola di Pasqua non è come le sue strane statue sono finite lì, noi ora lo sappiamo, è perché il popolo Rapa-Nui non reagì in tempo". Non è un mistero, in fondo. Noi stiamo facendo esattamente la stessa cosa.
Il documentario ha un finale a mio parere contraddittorio, immaginando un possibile futuro di inesauribile energia solare ed eolica. Ma anche se così sarà, sostituendo il petrolio con altre risorse più pulite e rinnovabili (e io ne dubito), questo non ci impedirà di proseguire con le deforestazioni ed il consumo dissennato di risorse. Perché non possediamo lungimiranza. Buona catastrofe a tutti


