Raccontare la Ciemmona è un compito ingrato. Si sa già che quello che arriverà ai lettori sarà solo una minima parte di quello che si è vissuto. Un po' come provare a spiegare il "Don Giovanni" di Mozart semplicemente canticchiando le arie più famose, senza la ricchezza e la varietà delle soluzioni orchestrali: un'ombra dell'originale. Anche la "copertura fotografica" stavolta non è esaustiva, a differenza dello scorso anno ho preferito vivermi più l'esperienza, e scattare meno foto. È perciò già scontato in partenza che la narrazione non restituirà che le briciole di quelle emozioni, e tuttavia bisogna pur provare a raccontarle.
Venerdì sera, a "piazzale delle Masse Critiche", sono arrivato in ritardo, nonostante vi fossero due amici ad aspettarmi che non avevano mai partecipato a CriticalMass. Inutile dire che erano entrambi increduli. Intorno a noi centinaia e centinaia di biciclette (e ciclisti!) di ogni forma e colore, baciati dal sole aranciato del tardo pomeriggio. Si è scelto di mantenere l'appuntamento del venerdì per dare un segno di continuità con le Masse mensili, e rispetto all'appuntamento "interplanetario" del sabato il venerdì prima della Ciemmona è ancora sentito come la "Ciemme de Noantri".
Ci muoviamo. Viale Aventino, poi Caracalla, poi Porta Metronia. Accidenti quanti siamo! Ed essere in tanti aiuta, oltre che a sentirsi una collettività forte, anche nei confronti degli automobilisti e scooteristi, che si vedono le strade invase dalle biciclette e per solito reagiscono sfoderando bullismo ed aggressività.
È oggettivamente difficile, dopo una vita di condizionamenti mediatici a base di pubblicità "machiste" più o meno occulte, far comprendere agli "autosauri" che le strade non sono di loro esclusiva proprietà e che devono rispettare gli altri utenti. Ancor più durante una Critical Mass in cui si "occupano" le strade non tanto per prevaricare il diritto dei motorizzati a percorrerle, quanto per dare visibilità ad una domanda di attenzione che non trova altri canali per esprimersi.
Finiamo, come l'anno scorso (seguendo "chi sta davanti" per tradizionale consuetudine delle CM) sulla tangenziale. È quasi una sorta di "rito iniziatico" per quelli che mai o solo raramente hanno partecipato ad una Critical Mass: riprendersi uno spazio totalmente negato all'interno di una città aiuta a rimettere in discussione tanti pregiudizi che solitamente si danno per scontati sulla mobilità, primo fra tutti il paradigma del "primato dell'automobile", che a fronte dell'evidenza di ciò che in bici si può fare cade miseramente in pezzi.
Già in piazza del Popolo le bici sono centinaia, ma una volta in movimento diventano, come per magia, migliaia. Come un fiume in piena invadono e riempono le strade cittadine, portando con sé allegria, vitalità e sollievo dall'incessante rombare dei motori a scoppio.
In mezzo al serpentone un ciclorisciò a quattro ruote ospita i percussionisti della "Malamurga".
Il ritmo è incalzante e coinvolgente, e quando il corteo si ferma un po' più a lungo del solito (per ricompattarsi) numerosi/e ciclisti/e all'intorno abbandonano momentaneamente le biciclette per danzare al ritmo nervoso e spigoloso della Murga, un ballo "di protesta" argentino ormai adottato dai centri sociali romani.
La gente a piedi ed alle finestre ci guarda, sorride ed applaude. Gli automobilisti bloccati reagiscono in maniere diverse: alcuni approvano e ci fanno gesti di saluto ed incoraggiamento, altri si arrabbiano e lanciano insulti. Qualcuno prova a forzare il blocco, ma viene, cortesemente quanto fermamente, circondato, dissuaso e convinto a soprassedere.
In mezzo alla folla alcuni ciclisti venuti dalla Spagna per il Bike Forum pedalano nudi. Per loro la "Critical Mass Nudista" è ormai un appuntamento consolidato, ed in generale va detto che l'atteggiamento degli spagnoli nei confronti della nudità è abbastanza diverso dal nostro. La folla di ciclisti comunque li accetta, li guarda curiosa, sorride.
Qualcuno/a si sorprende che non li arrestino per "atti osceni in luogo pubblico"... "Pedalare è un atto osceno?" ribatto io. La domanda/provocazione rimane sospesa, la risposta è ovviamente no, ma serve a focalizzare il punto che un corpo nudo, in sé, non è necessariamente osceno, e l'arte classica sta lì da millenni ad insegnarcelo. Eppure siamo talmente abituati alla mercificazione di tutto che non siamo più capaci di immaginare un corpo nudo che sia semplicemente libero, scoperto, e non intento a chissà quali "oscenità".
Di fronte a questi ciclisti sono molto più "osceni" i corpi di adolescenti strizzati in costumi da bagno minuscoli (e costosissimi) che occhieggiano con aria libidinosa dai manifesti pubblicitari sparsi dappertutto, o che ballano sculettando in tutti gli show televisivi, corpi ridotti a merci, messaggio subliminale onnipresente in una cultura in cui voyeurismo e repressione della sessualità viaggiano a braccetto, partorendo mostri.
A Corso Vittorio raggiungo la testa del gruppo, metto la fotocamera in modalità "film" e comincio a girare mentre il serpentone scorre: passa un minuto, due, tre, le bici sfilano via veloci, alla fine del terzo minuto la ripresa si arresta (è un limite della macchina: il processore si surriscalda...) ma almeno la metà delle biciclette non sono ancora passate, a riprova il risciò della Malamurga non appare nemmeno in lontananza. Ma quanti siamo???
Scivoliamo sul lungotevere fino a Porta Portese, quindi indietro verso il Circo Massimo, Caracalla, San Giovanni. Il tempo passa, comincia ad esser tardi, la stanchezza si fa sentire. Avevamo in programma un Ciclopicnic al Pincio come "gran finale", ma siamo ancora molto lontani e non sappiamo dove la corrente ci porterà. Imbocchiamo la sopraelevata, comincia a far buio, non usciamo a San Lorenzo... "dove stiamo andando?".
Qui avviene il misfatto, in una giornata che tra tante luci ha pure alcune "ombre". Le ricostruzioni "a posteriori" raccontando di come, a questo punto, "un gruppetto" di persone non meglio identificato si sia portato in testa al corteo e se lo sia "dirottato" sull'autostrada A24 in direzione Forte Prenestino... Nel passare in velocità (notevole) sotto il tunnel una bici malandata si apre in due, ed il malcapitato conducente ruzzola per alcuni metri sull'asfalto, fortunatamente senza farsi eccessivamente male.
Nelle concitate fasi successive, tra soccorsi improvvisati, ambulanze fermate al volo, autocritiche, ramanzine dalla polizia stradale e sacrosante inca**ature varie, tramonta definitivamente l'idea di raggiungere il Pincio e ci si ritrova alla spicciolata, in una trentina di persone, nel giardinetto prospiciente la SNIA, dove il tanto atteso ciclopicnic può finalmente aver luogo.

Degna conclusione della tre giorni "ciclica" è l'andata al mare. Questa "passeggiata" si avvicina un po' di più alle mie passate esperienze cicloescursionistiche con la Fiab, ma se ne differenzia per alcuni punti fondamentali. In primo luogo il numero di persone: centinaia.
Centinaia di persone possono benissimo essere condotte in gruppo con modalità "classiche" (in Germania, al Radltour, eravamo in 1500), ma gestirle in modalità "+kaos" è ben altra cosa...
Comunque il numero è forza, e anche se in qualche caso automobilisti e motociclisti hanno fatto il possibile per rendersi insopportabili, i nervi saldi di chi era in coda hanno garantito una piacevole esperienza a tutti gli altri: grazie! Un grazie va anche alla pattuglia di vigili urbani che, pur non richiesta, si prodiga per agevolare l'attraversamento di incroci e semafori sulla Colombo.
L'altra cosa rimarchevole è il tipo di biciclette utilizzate: in una parola:qualsiasi!
Una pattinatrice se l'è fatta tutta sui rollerblades! Mi spiego: un conto è condurre un gruppo di escursionisti esperti e debitamente attrezzati, un altro è mostrare in maniera indiscutibile che uscite di quaranta chilometri (tanta è la distanza tra Roma e il mare) possono essere effettuate anche in sella a "Grazielle", bici pieghevoli e/o senza cambio. Da questo punto di vista insistere sulla realizzazione di itinerari a medio/lunga percorrenza appare maggiormente giustificato (certo, resto però dell'idea che la prima volta, a titolo sperimentale, si può fare con una bici qualsiasi, ma per le successive è meglio attrezzarsi).
La giornata scorre via in allegria, quasi troppo in fretta. In un batter d'occhio siamo al mare e "occupiamo" la spiaggia... libera.
Il cielo è velato, ma anche per questo non fa troppo caldo. Molti/e si buttano in acqua, la spiaggia è piena di bici.
Venerdì, si comincia.
("Alegrìa" - foto di M. D'Acunto)
Ci muoviamo. Viale Aventino, poi Caracalla, poi Porta Metronia. Accidenti quanti siamo! Ed essere in tanti aiuta, oltre che a sentirsi una collettività forte, anche nei confronti degli automobilisti e scooteristi, che si vedono le strade invase dalle biciclette e per solito reagiscono sfoderando bullismo ed aggressività.
È oggettivamente difficile, dopo una vita di condizionamenti mediatici a base di pubblicità "machiste" più o meno occulte, far comprendere agli "autosauri" che le strade non sono di loro esclusiva proprietà e che devono rispettare gli altri utenti. Ancor più durante una Critical Mass in cui si "occupano" le strade non tanto per prevaricare il diritto dei motorizzati a percorrerle, quanto per dare visibilità ad una domanda di attenzione che non trova altri canali per esprimersi.
Finiamo, come l'anno scorso (seguendo "chi sta davanti" per tradizionale consuetudine delle CM) sulla tangenziale. È quasi una sorta di "rito iniziatico" per quelli che mai o solo raramente hanno partecipato ad una Critical Mass: riprendersi uno spazio totalmente negato all'interno di una città aiuta a rimettere in discussione tanti pregiudizi che solitamente si danno per scontati sulla mobilità, primo fra tutti il paradigma del "primato dell'automobile", che a fronte dell'evidenza di ciò che in bici si può fare cade miseramente in pezzi.
Sabato, l'apoteosi ciclica
L'appuntamento "interplanetario" vede una piazza gremita di ciclisti e biciclette.
Già in piazza del Popolo le bici sono centinaia, ma una volta in movimento diventano, come per magia, migliaia. Come un fiume in piena invadono e riempono le strade cittadine, portando con sé allegria, vitalità e sollievo dall'incessante rombare dei motori a scoppio.
In mezzo al serpentone un ciclorisciò a quattro ruote ospita i percussionisti della "Malamurga".
Il ritmo è incalzante e coinvolgente, e quando il corteo si ferma un po' più a lungo del solito (per ricompattarsi) numerosi/e ciclisti/e all'intorno abbandonano momentaneamente le biciclette per danzare al ritmo nervoso e spigoloso della Murga, un ballo "di protesta" argentino ormai adottato dai centri sociali romani.
La gente a piedi ed alle finestre ci guarda, sorride ed applaude. Gli automobilisti bloccati reagiscono in maniere diverse: alcuni approvano e ci fanno gesti di saluto ed incoraggiamento, altri si arrabbiano e lanciano insulti. Qualcuno prova a forzare il blocco, ma viene, cortesemente quanto fermamente, circondato, dissuaso e convinto a soprassedere.
In mezzo alla folla alcuni ciclisti venuti dalla Spagna per il Bike Forum pedalano nudi. Per loro la "Critical Mass Nudista" è ormai un appuntamento consolidato, ed in generale va detto che l'atteggiamento degli spagnoli nei confronti della nudità è abbastanza diverso dal nostro. La folla di ciclisti comunque li accetta, li guarda curiosa, sorride.
Qualcuno/a si sorprende che non li arrestino per "atti osceni in luogo pubblico"... "Pedalare è un atto osceno?" ribatto io. La domanda/provocazione rimane sospesa, la risposta è ovviamente no, ma serve a focalizzare il punto che un corpo nudo, in sé, non è necessariamente osceno, e l'arte classica sta lì da millenni ad insegnarcelo. Eppure siamo talmente abituati alla mercificazione di tutto che non siamo più capaci di immaginare un corpo nudo che sia semplicemente libero, scoperto, e non intento a chissà quali "oscenità".
Di fronte a questi ciclisti sono molto più "osceni" i corpi di adolescenti strizzati in costumi da bagno minuscoli (e costosissimi) che occhieggiano con aria libidinosa dai manifesti pubblicitari sparsi dappertutto, o che ballano sculettando in tutti gli show televisivi, corpi ridotti a merci, messaggio subliminale onnipresente in una cultura in cui voyeurismo e repressione della sessualità viaggiano a braccetto, partorendo mostri.
A Corso Vittorio raggiungo la testa del gruppo, metto la fotocamera in modalità "film" e comincio a girare mentre il serpentone scorre: passa un minuto, due, tre, le bici sfilano via veloci, alla fine del terzo minuto la ripresa si arresta (è un limite della macchina: il processore si surriscalda...) ma almeno la metà delle biciclette non sono ancora passate, a riprova il risciò della Malamurga non appare nemmeno in lontananza. Ma quanti siamo???
Scivoliamo sul lungotevere fino a Porta Portese, quindi indietro verso il Circo Massimo, Caracalla, San Giovanni. Il tempo passa, comincia ad esser tardi, la stanchezza si fa sentire. Avevamo in programma un Ciclopicnic al Pincio come "gran finale", ma siamo ancora molto lontani e non sappiamo dove la corrente ci porterà. Imbocchiamo la sopraelevata, comincia a far buio, non usciamo a San Lorenzo... "dove stiamo andando?".
Qui avviene il misfatto, in una giornata che tra tante luci ha pure alcune "ombre". Le ricostruzioni "a posteriori" raccontando di come, a questo punto, "un gruppetto" di persone non meglio identificato si sia portato in testa al corteo e se lo sia "dirottato" sull'autostrada A24 in direzione Forte Prenestino... Nel passare in velocità (notevole) sotto il tunnel una bici malandata si apre in due, ed il malcapitato conducente ruzzola per alcuni metri sull'asfalto, fortunatamente senza farsi eccessivamente male.
Nelle concitate fasi successive, tra soccorsi improvvisati, ambulanze fermate al volo, autocritiche, ramanzine dalla polizia stradale e sacrosante inca**ature varie, tramonta definitivamente l'idea di raggiungere il Pincio e ci si ritrova alla spicciolata, in una trentina di persone, nel giardinetto prospiciente la SNIA, dove il tanto atteso ciclopicnic può finalmente aver luogo.

Sarà che sono particolarmente affezionato a questo tipo di situazioni conviviali, ma penso sarebbe una buona idea proporre la stessa cosa a tutti i partecipanti alla Ciemmona dell'anno prossimo.
Domenica, tutti al mare
Degna conclusione della tre giorni "ciclica" è l'andata al mare. Questa "passeggiata" si avvicina un po' di più alle mie passate esperienze cicloescursionistiche con la Fiab, ma se ne differenzia per alcuni punti fondamentali. In primo luogo il numero di persone: centinaia.
Centinaia di persone possono benissimo essere condotte in gruppo con modalità "classiche" (in Germania, al Radltour, eravamo in 1500), ma gestirle in modalità "+kaos" è ben altra cosa...

Comunque il numero è forza, e anche se in qualche caso automobilisti e motociclisti hanno fatto il possibile per rendersi insopportabili, i nervi saldi di chi era in coda hanno garantito una piacevole esperienza a tutti gli altri: grazie! Un grazie va anche alla pattuglia di vigili urbani che, pur non richiesta, si prodiga per agevolare l'attraversamento di incroci e semafori sulla Colombo.
L'altra cosa rimarchevole è il tipo di biciclette utilizzate: in una parola:qualsiasi!
Una pattinatrice se l'è fatta tutta sui rollerblades! Mi spiego: un conto è condurre un gruppo di escursionisti esperti e debitamente attrezzati, un altro è mostrare in maniera indiscutibile che uscite di quaranta chilometri (tanta è la distanza tra Roma e il mare) possono essere effettuate anche in sella a "Grazielle", bici pieghevoli e/o senza cambio. Da questo punto di vista insistere sulla realizzazione di itinerari a medio/lunga percorrenza appare maggiormente giustificato (certo, resto però dell'idea che la prima volta, a titolo sperimentale, si può fare con una bici qualsiasi, ma per le successive è meglio attrezzarsi).
La giornata scorre via in allegria, quasi troppo in fretta. In un batter d'occhio siamo al mare e "occupiamo" la spiaggia... libera.
Il cielo è velato, ma anche per questo non fa troppo caldo. Molti/e si buttano in acqua, la spiaggia è piena di bici.



























